Attività d’informazione per la tutela e sicurezza dei Dati personali contro la pirateria informatica

Continua la mia attività d’informazione per la tutela e sicurezza dei Dati personali contro la pirateria informatica. Il livello del rischi è preoccupante. La Procura di Napoli ha sequestrato tutti i macchinari della società Stm e della controllata Esurv. Indagati i quattro dirigenti, incluso il rappresentante legale, responsabili della produzione del software che consentiva di spiare anche senza autorizzazione. Nessun meccanismo di sicurezza, solo utente e password per accedere ad un server Amazon, in Oregon. Con l’app di spionaggio disponibile nello store Google Play per utenti che l’avrebbero scaricata e installata.
Sono quattro gli indagati che nella giornata di ieri mattina – su ordine della procura di Napoli – hanno subito il sequestro di tutti i server e i macchinari delle aziende Stm e Esurv, gestore e creatore del software Exodus, in teoria destinato alle sole indagini di polizia giudiziaria ma finito di fatto nei cellulari anche di ignari cittadini. Giuseppe Fasano, Salvatore Ansani, Marisa Aquino, Vito Tignanelli sono tutti responsabili a vario titolo di reati tra i quali intercettazione abusiva e frode informatica.
I quattro indagati sono, rispettivamente, l’amministratore legale e il direttore delle infrastrutture It della Esurv, la società con sede a Catanzaro produttrice dello spyware – che aveva ceduto il software a varie società e avrebbe infettato anche circa mille utenti estranei ad inchieste giudiziarie e il rappresentante legale e l’amministratore della Stm srl, l’azienda che aveva ricevuto l’incarico di procedere alle intercettazioni ambientali da parte della procura di Benevento (che fino all’esplosione del caso neppure sapeva dell’esistenza della Esurv). L’intervento del Garante (Antonello Siro):
“E’ un fatto gravissimo. La notizia dell’avvenuta intercettazione di centinaia di cittadini del tutto estranei ad indagini giudiziarie, per un mero errore nel funzionamento di un captatore informatico utilizzato a fini investigativi, desta grande preoccupazione e sarà oggetto dei dovuti approfondimenti, anche da parte del Garante, per le proprie competenze. La vicenda presenta contorni ancora assai incerti ed è indispensabile chiarirne l’esatta dinamica”. Lo dice il Garante della privacy Antonello Soro, interpellato in merito dall’ANSA.
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